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Alagna-Capanna Margherita no stop

Conto alla rovescia per la Alagna-Monte Rosa Skymarathon; la gara che sabato vedrà impegnato il gotha dei “corridori del cielo” da Alagna a Capanna Margherita. Da quota 1192 a quota 4554 in diciassette km e mezzo di salita per una sorta di “iron man alpino” definito “the race of the century”, la gara del secolo. Trentacinque chilometri tra salita e discesa, dunque, da compiersi in un tempo massimo di 9 ore superando un dislivello complessivo di 7000 metri, dapprima su sentiero, poi su morena e – da quota 3200 a quota 4554 – su ghiacciaio, in simbiosi con il proprio compagno. Una competizione ritenuta la più alta d’Europa che esce dal letargo dopo 20 anni e ritorna con forza sul palcoscenico mondiale.

Il 4 luglio del 1993, l’ultima edizione tenutasi, fu vinta dal campionissimo Fabio Meraldi, “the Legend”, che fece ritorno ad Alagna con lo stratosferico tempo di 4h24’27’’.

Il tracciato di gara prende avvio da Alagna alle 6 del mattino, quindi salita a Punta Indren (2.396 slm) su impegnativo sentiero alpino passando alla Bocchetta delle Pisse (2396 slm), per poi arrivare al Rifugio Gnifetti (3.647 slm) da cui, in cordata, ramponcini ai piedi, gli skyrunner raggiungeranno il Colle del Lys (4250 slm) per arrivare a Capanna Margherita (4.554 slm) posta su una delle vette del Monte Rosa. Al via i migliori skyrunner del mondo tra cui la coppia Killian Jornet Burgada – Emelie Fossberg. “Tutte le salite del Mondo” sarà media partner dell’evento. Non solo, per noi parteciperanno quali apripista Flavio Saltarelli – avvocato piacentino della Federazione Italiana dello Skyrunnig, la Fisky – e la guida alpina Omar Oprandi utilizzando gli sci da quota 3100 circa.
La società che gestisce gli impianti garantisce agli spettatori la possibilità d’accedere in quota con corse ad orari anticipati.Ecco la presentazione scritta da Flavio Saltarelli, che sarà l’apripista in questo Ironman alpino

Da avvocato a corridore del cielo il passo non è breve

“Il problema è sempre lo stesso: rimanere troppo giovani dentro. E’ quello che ti frega. Così a 55 anni suonati – mentre i coetanei più saggi dedicano il proprio tempo libero ad innaffiare le ciotole dei gerani o a giocare a briscola – ti viene ancora voglia di pensare di salire no stop, prima a piedi e poi con gli sci, da Alagna alla vetta del Monte Rosa. Come apripista in una gara che forse è la più dura al mondo, certamente la più alta d’Europa.

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E’ marzo quando lo programmi. Il 23 giugno è lontano. Hai davanti quattro mesi e sei certo che riuscirai ad allenarti al meglio. Poi la dura realtà… Vivi in piena Pianura Padana, a Piacenza, dove i dislivelli maggiori sono quelli tra i piani del condominio in cui abiti, dove l’aria più sottile è quella del condizionatore. Il lavoro che fai – l’avvocato cassazionista – è sedentario, è come una cravatta in piena estate: ti sta bene, ma quando devi preparare una gara come l’Alagna Monte Rosa Skymarathon, ti stringe al collo e t’impedisce di respirare.

Arriva aprile, qualche quattromila con gli sci. Mordi e fuggi.

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Da vero e proprio ladro di montagne: partendo di notte da casa, arrivando alla base quando è ancora buio e la neve ancora dorme, salendo in fretta e furia per ridiscendere all’auto, e poi, subito a casa con il bottino: la cima. A fine maggio gli sci finiscono in cantina e allora ti trasformi in una sorta di criceto: al posto della ruota su cui correre hai un montagnozzo dove la Valtrebbia sfocia in Padania, un montagnozzo che misura poco più di 600 metri di dislivello. Si chiama Pillerone: 480 metri di dislivello in totale dalla base alla croce di vetta. Quando riesci a rubar tempo alla tua vita, ed a quella di chi ti sopporta, inizi a rincorrerti su e giù su quei 480 metri, illudendoti di salire ai 4554 di quota di Capanna Margherita; illudendoti di essere come furono Fabio Meraldi e Omar Oprandi ai tempi degli eroi, quando stabilivano record su record sulle maggiori cime del mondo, dalle Alpi al Kilimangiaro, dall’Aconcagua alla Himalaya. La differenza che c’è tra te e loro è uguale a quella che esiste tra il Pillerone e il Monte Rosa, appunto. Ma tant’è. Chi è causa del suo mal…

I giorni passano, la partenza è ormai dietro l’angolo. Il destino è ridicolo: mi trovo a far coppia, in cordata, proprio con Omar Oprandi. Un vero e proprio mito dello skyrunning, dei corridori del cielo, che si sacrificherà a farmi da badante per far sì che il sogno non si trasformi in incubo. Per far sì che  l’impossibile diventi possibile, con quei suoi 3500 metri di dislivello positivo tra rocce, crepacci e seracchi.

Partiremo nel cuore della notte, alle 3. Alla luce della lampada frontale. A piedi fino a 3000 metri di quota, dove indosseremo scarponi da scialpinismo, sci e pelli di foca per salire il ghiacciaio del Lys fino all’omonimo colle (quota 4000) da cui – se le forze basteranno -, disattivato il faticometro, ci aspetterà l’ultimo balzo a 4554, a Capanna Margherita, dove il Monte Rosa finisce.

L’obiettivo questa volta è dunque quello di vedere se un “tapascioskyrunner” come me possa farcela al cospetto dei più forti atleti del mondo che mi sverniceranno in salita. Se si possa riuscire in una salita del genere anche se si hanno i capelli che iniziano ad imbiancarsi, il cuore che s’impigrisce; anche se si vive a 65 metri sul livello del mare e di giorno si lavora seduti sotto il rischio di sentenze, che sono come le valanghe: non sai quando arrivano, non sai dove vanno a finire, pur essendo consapevole che da una parte o dall’altra faranno danni. Insomma se la fatica è una cura dell’anima, sabato 23 giugno per me si appresta ad essere una vera e propria terapia intensiva.

Qualcuno ama dire che “i limiti sono solo nella testa”. Ed allora per affrontare certi “folli voli” la testa va dimenticata a casa. Come farò. Come fece Icaro. Gli occhi, però, bisogna averli con sé in ogni modo. Per tenerli ben aperti, consapevoli che per vedere certe stelle danzanti bisogna credere nel sole anche di notte. Sperando comunque sia sereno”. (Flavio Saltarelli)

Omar Oprandi, “Formula Uno” dell’alta quota
Lo skyrunning, la corsa del cielo, quella in cui il traguardo è oltre le nuvole, quella in cui i percorsi sono spesso tracciati a goccia d’acqua tra la vetta e la valle, dove l’aria è sottile, è nato negli anni Novanta da una fortunata idea di Marino Giacometti, attuale presidente della Federazione Internazionale dello skyrunning, appunto.

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Frutto del matrimonio tra atletica ed alpinismo, vide agli albori la partecipazione di pochi selezionatissimi e assai studiati atleti le cui prestazioni assolute vennero ritenute dai medici il limite fisiologicamente raggiungibile tanto da essere chiamati le “formula uno dell’alta quota”; prestazioni che si concretizzarono in record di ascesa in tutto il mondo a partire dalle Alpi e da quel Monte Rosa in cui proprio venti anni fa venne organizzata la prima edizione della gara Alagna – Monte Rosa. Tra questi eletti vi era anche la Guida Alpina bergamasca, ma trentina d’adozione, Omar Oprandi http://www.omaroprandi.it/. Quell’Omar Oprandi che a 53 anni farà coppia proprio con Flavio Saltarelli nella gara di sabato quali apripista per questo stesso blog.
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Omar non ha bisogno di molte presentazioni: circa 100 podi nelle gare di scialpinismo, con oltre la metà sul gradino più alto tra cui il prestigioso Trofeo Mezzalama in squadra con Fabio Meraldi e Chicco Pedrini. Nel 1992 Omar si mette alla prova anche nelle gare di Skyrunning con dei piazzamenti nei primi dieci in alcune delle gare più alte di quegli anni come Temù-Adamello (andata e ritorno in poco più di 6 ore), l’Alagna – Monte Rosa del 1992 (poi sospesa al Colle del Lys per vento forte), e la Courmayeur-Monte Bianco – via Gonnella (andata e ritorno in circa 10 ore). Ma quello che Omar ama di più sono i concatenamenti in montagna unendo più cime o comunque stabilire primati mai fatti fino ad allora, come unire il Gruppo di Brenta e il Gruppo dell’Adamello per oltre 5000 metri di dislivello, fare sci ripido, spedizioni alpinistiche in Himalaya, in Kun Lun o aprire alcune vie in roccia. Insomma montagna a 360° con traversate alpine in cui ramponi, corda, parapendio e mountain bike vanno a braccetto. Omar è da sempre un vero e proprio ambasciatore del vivere la montagna a secondo delle stagioni, un campione per i risultati ottenuti e per la coerenza avuta in una vita vissuta come profeta degli sport di resistenza legati al mondo delle vette.