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Sul Mottarone con Andrea Noè e i brontoli

Si avvicinano il mezzo Ironman di Chia (15 aprile),in Sardegna e la Parigi Roubaix amatoriale (8 aprile) che sono i miei due primi “obiettivi” della stagione. E allora conviene allenarsi un po’ meglio in vista di questi appuntamenti. Complice una mattinata libera, oggi mi sono unito al gruppo dei super amatori dei Brontolo Bike capitanati dal capo brontolone, Andrea Noè,

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che ha il record di longevità tra i pro e ancora una pedalata da campione: maglia rosa più “vecchia”, dopo una ventina di Giri d’Italia fatti sempre ad alto livello. Si partiva alle 9 da Oleggio, subito dopo il Ticino e poi su su attraversando i paesi del fondovalle novarese Momo, Vaprio d’Agogna, Suno, Cressa, Fontaneto, Borgomanero fino al Lago d’Orta (meraviglioso con il sole di oggi) e alla salita alpina del Mottarone ancora imbiancato dalla neve, che abbiamo preso dal versante di Armeno.

Andare sul Mottarone per chi vive nelle basse terre padane, condannato a pedalare in pianura, è come respirare l’aria del ciclismo vero fatto di fatica e salite. Quella di oggi è stata una bellissima occasione.

Eravamo una ventina e più di ciclisti con le maglie dei Brontolo Bike. Una lunga scia giallo fluò che fendeva il vento a 35-40 all’ora. Ho fatto fatica a restare a ruota. Ogni tanto, quando stavo per perdere il treno, Andrea mi rispingeva sotto con la mano: “Stai coperto, stai a ruota, fai meno fatica”… Con le prime rampe del Mottarone mi sono definitivamente staccato. Non si può improvvisare la preparazione. Ma va bene così. Qualcuno diceva che non perde chi arriva ultimo ma chi rinuncia. E così ho cercato di fare io. Da solo, senza scoraggiarmi, con il mio ritmo da diesel, ho continuato a salire, salire sulle prime rampe, con pendenze impegnative (7-8% medio con punte del 14%), fino a più o meno a metà salita, alla chiesetta. Erano quasi le 11 e io alle 14 sapevo di dover essere in redazione, a Milano. Non potevo farcela. Così mogio mogio ho girato la bici indietro e sono tornato sui miei passi. Facendo molta fatica in più perché ero da solo e non potevo sfruttare la ruota di nessuno per una 40ina di chilometri con il vento pieno. E’ stato un ottimo allenamento per i 90 km senza scia che mi aspettano a Chia nella frazione in bici del mezzo Ironman.